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Lo Statuto

Premesse teologiche e magisteriali

1. In risposta alle mutate condizioni culturali, storiche, sociali ed ecclesiali che si registrano nella nostra epoca, la revisione del presente Statuto tiene conto dei bisogni reali del territorio e della nuova impostazione pastorale della Chiesa diocesana. L’annuncio e la testimonianza del Vangelo e la sua inculturazione esigono un’azione ecclesiale concreta. In quanto realtà storica, la Chiesa è chiamata a incarnare il Vangelo di Gesù Cristo, con forme, modalità, linguaggio e azioni nuovi in risposta alle istanze e alle esigenze del nostro tempo. Essa ha il compito, derivante dal mandato che Cristo Gesù stesso le ha conferito, di occuparsi del «reale inserimento del Vangelo nel Popolo di Dio e nei bisogni concreti della storia»1.

A partire da questo fondamentale presupposto, è necessario tenere in considerazione la complessità della realtà in cui oggi viviamo. In particolare, nel nostro territorio non possono sfuggire alcune emergenze, istanze, bisogni e necessità che si vanno configurando sempre più marcatamente, a partire dal fenomeno dello spopolamento, alla crisi economica; dalla disoccupazione al fenomeno relativo ai migranti; dagli svariati problemi sociali alle diverse forme patologiche (alcolismo, tossicodipendenza, ludopatia) e, non ultimo, a tutte quelle forme di fragilità e di povertà che sta causando la pandemia del covid-19.

In questo complesso quadro la Chiesa è chiamata a discernere i sentieri dello Spirito, senza rinunciare al bene possibile, pur correndo il rischio di sporcarsi con il fango della strada. Chiesa “in uscita”, madre dal “cuore aperto” con le “porte aperte”, di fronte a questi enormi e rapidi cambiamenti culturali, essa è chiamata a prestare «una costante attenzione per cercare di esprimere le verità di sempre in un linguaggio che consenta di riconoscere la sua permanente novità»2. La comunità ecclesiale inoltre è chiamata a intercettare le istanze e i bisogni provenienti dal nostro territorio, per intraprendere vie nuove e inedite modalità di presenza e di azione, mediante una pastorale pensata in modo concreto e intelligente.

2. Il primo insostituibile compito della Chiesa è quello di annunciare la gioia e la speranza che scaturiscono dalla fede nel Signore Gesù Cristo, testimoniando l’amore di Dio per gli uomini. La carità costituisce la natura profonda, la vocazione della Chiesa e l’autentica realizzazione dell’uomo. Essa è caratterizzata dalla concretezza giacché l’amore è autentico solo se si fa gesto e storia. Infatti, l’intera «attività della Chiesa è espressione di un amore che cerca il bene integrale dell’uomo: cerca la sua evangelizzazione (…); e cerca la sua promozione»3.
La Chiesa dunque è chiamata ad annunciare e agire concretamente con lo stesso amore di Dio, in favore di ogni uomo. Essa ha il compito di «raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo»4, accostandosi alle piaghe e alla miseria umana, toccando la carne sofferente degli altri; e di farsi carico dei nodi del dramma umano, per entrare veramente in contatto con l’esistenza concreta degli altri, per conoscere e far conoscere la forza della tenerezza5.

La carità, dunque, definisce la natura e la missione della Chiesa, la sua anima più profonda che ha bisogno di essere intelligentemente strutturata, organizzata e concretamente esercitata. «La Chiesa non può mai essere dispensata dall’esercizio della carità come attività organizzata dei credenti»6, sia a livello personale che comunitario. In particolare, la Chiesa è chiamata a rivolgere la sua attenzione prioritariamente ai piccoli e ai poveri, nella consapevolezza che «i poveri sono i destinatari privilegiati del Vangelo, e l’evangelizzazione rivolta gratuitamente ad essi è segno del Regno che Gesù è venuto a portare»7.

3. Il nuovo Statuto del “Servizio Ausiliare Caritas Diocesana” tiene conto, rispetto alla precedente impostazione, di alcuni cambiamenti e novità che non riguardano direttamente la natura e la finalità dell’organismo pastorale in quanto tale, quanto piuttosto la modalità di presenza, di azione e di relazione, nonché la sua collocazione all’interno di una pastorale integrata e unitaria volta a un più efficace servizio alla Chiesa e al territorio e a una più incisiva testimonianza nel nostro tempo.

In particolare, due sono le novità introdotte, che riguardano il nome assegnato all’organismo e il suo inquadramento nell’intera strutturazione e organizzazione pastorale della Chiesa Cefaludense. Il “Servizio Ausiliare Caritas Diocesana” è infatti organicamente collocato all’interno del “Centro Servizio Pastorale Promozione Umana” della Curia Diocesana, congiuntamente agli altri Servizi che riguardano la dimensione antropologica della fede cristiana, e con i quali è chiamato a collaborare e agire sinergicamente e corresponsabilmente.

Ora, il termine “Servizio Ausiliare”, così come la sua organica collocazione, non vanno intesi come elementi squalificanti, né come perdita di specificità o di natura e di identità. Al contrario, sia il nome che l’inquadramento dell’organismo conferiscono a esso la sua collocazione più propria, esprimendo al meglio la sua specifica natura all’interno di una pastorale unitaria e integrata, nella più estesa corresponsabilità e collaborazione, che tenga conto della complementarietà dei servizi, nello spirito della sinodalità e dell’armonizzazione delle diversità dei carismi e dei ministeri nell’unica comunione ecclesiale.

3.1. Servizio

Il primo termine della nuova denominazione dell’organismo indica la natura, l’identità, la specificità e la missione stessa della Caritas Diocesana, risaltando piuttosto l’importanza della dimensione caritativa che abbraccia e include tutte le altre dimensioni pastorali della Chiesa, anch’esse esercitate per e nell’amore.
Servizio, infatti, indica lo statuto proprio della Chiesa che, sull’esempio del suo Maestro e Signore, non esiste per essere servita, ma per servire e dare la vita, chinandosi sulle fragilità, i bisogni e le richieste di aiuto che provengono da ogni ambito della nostra odierna società (cf. Mc 10,45; Gv 13,4-5).

La carità è concretamente «servizio che la Chiesa svolge per venire costantemente incontro alle sofferenze e ai bisogni, anche materiali, degli uomini»8. Si tratta di un servizio fondamentale ed essenziale della Chiesa, che risponde conformemente alla sua dimensione costituiva, espressione della sua stessa essenza, e che definisce la “dimensione sociale dell’evangelizzazione”.

«Come la Chiesa è missionaria per natura, così sgorga inevitabilmente da tale natura la carità effettiva per il prossimo, la compassione che comprende, assiste e promuove»9.

3.2. Ausiliare

Ancor più controversa potrebbe apparire la comprensione del termine “ausiliare”, soprattutto se lo si considera come spesso è inteso e cioè, come elemento “accessorio” e, quindi, “opzionale”. Nel nostro contesto, però, la parola “ausiliare” va intesa nel suo più profondo e autentico senso di “aiuto”, “assistenza”, “collaborazione”, “promozione” e “relazione”.

In una società che «favorisce uno stile di vita che indebolisce lo sviluppo e la stabilità dei legami tra le persone, e che snatura i vincoli familiari»10, paradossalmente si avverte forte il bisogno di aiuto e di relazione. 

Ora, l’aiuto è di per sé definito come un processo complesso in cui vi sono in gioco dei soggetti o gruppi di soggetti, i quali entrano in relazione fra di loro. Pertanto, in un mondo «che necessita di consolazione e di aiuto»11, la Chiesa è chiamata, attraverso l’esercizio della carità, a creare, intessere relazioni e intraprendere percorsi di aiuto, mediante l’attivazione di una rete che abbia come passaggi centrali l’ascolto e il discernimento, al fine di rispondere alle tante esigenze, curvandosi e caricandosi del peso dei più deboli, vivendo relazioni autentiche, integrative e integranti. L’amore di Dio, che si manifesta concretamente nella carità della Chiesa, si offre agli uomini non solo come aiuto materiale, ma anche come «ristoro e cura dell’anima, un aiuto spesso più necessario del sostegno materiale»12. In tal senso la Chiesa ha l’imprescindibile compito di aiutare, «riconoscere l’altro, di sanare le ferite, di costruire ponti, stringere relazioni»13. Essa è chiamata a essere essenzialmente «un luogo di aiuto vicendevole e al contempo un luogo di disponibilità a servire anche coloro che, fuori di essa, hanno bisogno di aiuto»14.

4. Alla luce di quanto sopra esposto si comprende come la novità, inerente alla denominazione e alla strutturazione dell’organismo “Servizio Ausiliare Caritas Diocesana”, risponda a criteri di scelta ben precisi, frutto di discernimento e di attenzione ai particolari bisogni del nostro territorio diocesano e in conformità alla nuova organizzazione pastorale della Chiesa Cefaludense.

L’organismo assume così una nuova fisionomia determinata dal suo essere “servizio a servizio”, e precisamente servizio in risposta alle povertà, fragilità, istanze e necessità del territorio, nonché servizio reso ai servizi pastorali della Chiesa diocesana.

L’inquadramento all’interno del più ampio servizio pastorale della Chiesa che è in Cefalù, riconosce all’organismo la funzione propria e specifica derivante dalla sua natura. Espressione dell’amore di Dio e della Chiesa, il “Servizio Ausiliare Caritas Diocesana” ha il precipuo scopo di armonizzare, unire, dare un’anima all’unica azione pastorale della nostra Chiesa, la quale si esprime nelle molteplici funzioni e nei diversi servizi.
Tutta l’azione pastorale della Chiesa, infatti, non può che essere motivata, animata, sostenuta e alimentata dalla più grande delle virtù teologali: la carità (cf. 1Cor 13,13).

Questa nuova impostazione inoltre mette in chiara evidenza la natura “diaconale” della Chiesa. E infatti, l’identità specifica della Chiesa, oltre ad esprimersi nell’annuncio e nella liturgia, si esplicita anche nel compito del servizio della carità, che viene proprio definito diakonia15. Questa dimensione diaconale e ministeriale della Chiesa è specificatamente espressa dai diaconi i quali, configurati sacramentalmente a Gesù Cristo Servo, hanno il compito di testimoniare la diaconia dell’amore, ricordando a tutti i membri del Popolo di Dio che il servizio della carità è vocazione di ogni discepolo di Gesù e parte essenziale del culto spirituale della Chiesa16. «La diaconia, infatti, deve far sperimentare all’uomo l’amore di Dio e indurlo alla conversione, ad aprire il suo cuore alla grazia»17.

5. I diaconi, ricevendo l’imposizione delle mani “per il servizio”, sono principalmente dedicati agli uffici di carità e di assistenza; e perciò sono chiamati particolarmente a servire «il popolo di Dio, in comunione col vescovo e con il suo presbiterio»18, e a vivere e realizzare la loro missione in modalità che variano secondo il contesto storico concreto entro cui essa si svolge19. Il loro ministero è sostanzialmente «servizio di carità e ha lo scopo di aiutare e di promuovere tutti i membri della Chiesa particolare, affinché possano partecipare, in spirito di comunione e secondo i loro carismi, alla vita e alla missione della Chiesa»20.

L’attenzione agli ultimi costituisce il campo specifico di vita e di azione, il luogo proprio di esercizio dei diaconi, chiamati a manifestare in modo esemplare il carattere diaconale della Chiesa. Il servizio, che è inscritto nella costituzione gerarchica della Chiesa, con e mediante il ministero dei diaconi, è indicato come prolungamento della cura del Vescovo per il popolo di Dio. I diaconi hanno pertanto il compito di essere l’orecchio, l’occhio, la bocca, il cuore e l’anima del Vescovo, per raggiungere ogni persona a cui bisogna rispondere in maniera singolare e concreta, con una prossimità intelligente e capace, efficace e incisiva.

6. Da quanto detto emerge una chiara corrispondenza, affinità e correlazione fra l’identità e la missione del “Servizio Ausiliare Caritas Diocesana” e la natura specifica del ministero diaconale. Pertanto, questo costituisce l’argomento particolare e determinante circa la scelta del Vescovo di affidare la conduzione del Servizio Ausiliare Caritas Diocesana ai diaconi. Si tratta di una scelta conforme non solo all’antica Tradizione della Chiesa, ma anche all’impianto teologico che definisce lo statuto specifico dell’ordine del diaconato. Per tale ragione, il Vescovo riconosce come compito essenziale dei diaconi la cura dei poveri e l’animazione della carità di tutta la comunità ecclesiale diocesana.

In conformità a questa precisa scelta e per rispondere al meglio e in modo quanto più concreto e capillare possibile alle esigenze del territorio, il Servizio Ausiliare Caritas Diocesana è strutturato e organizzato in “Diaconie” presenti nei tre settori della Diocesi: “Tirreno”, “Alte Madonie” e “Valle del Torto”. Le tre Diaconie, le quali hanno un diacono come referente, sotto il coordinamento del Direttore del Servizio Ausiliare Caritas Diocesana, anch’esso diacono, hanno lo scopo di dare risposte concrete, attraverso interventi mirati, solleciti e intelligenti, ai bisogni e alle necessità specifiche del Settore in cui sussistono. Esse sono primariamente centri di ascolto, di accompagnamento, di attuazione di progetti, di presenza concreta in quel preciso territorio della Chiesa diocesana, la quale si pone a servizio per la compassione, la comprensione, l’assistenza e la promozione umana. La finalità specifica delle Diaconie è dunque quella di dare risposte concrete, raggiungendo tutti i bisognosi e coloro che chiedono aiuto nella nostra Diocesi, in modo quanto più capillare possibile, in uno stile di vera solidarietà evangelica. All’interno di un’azione strutturata della Chiesa Cefaludense, nello spirito dell’autentica sinodalità, nell’intento di costruire una pastorale unitaria, comune e integrata, nell’esercizio della pluralità dei carismi all’interno dell’unica missione ecclesiale, il Servizio Ausiliare Caritas Diocesana ha un ruolo determinate che deriva dalla sua stessa natura, affinché questa missione possa essere davvero efficace, mediante l’esercizio effettivo della corresponsabilità, la testimonianza della comunione e la progettazione comune di una pastorale organica. Esso ha il compito di esprimere l’impegno di tutta la comunità ecclesiale in ordine alla partecipazione alla vita sociale e alla vita della comunità civile, secondo gli orientamenti della dottrina sociale della Chiesa, e nell’attenzione alle povertà e ai bisogni delle persone, per una risposta efficace e concreta alle svariate necessità e fragilità presenti nel territorio.

Statuto del “Servizio Ausiliare Caritas Diocesana”

Art. 1 – Natura e funzione del Servizio Ausiliare Caritas Diocesana

Il Servizio Ausiliare Caritas Diocesana è l’organismo pastorale istituito dal Vescovo al fine di promuovere, anche in collaborazione con altri organismi, la testimonianza della carità della comunità ecclesiale diocesana e delle comunità minori, soprattutto quelle parrocchiali e religiose, in forme consone ai tempi e ai bisogni, in vista dello sviluppo integrale dell’uomo, della giustizia sociale e della pace, con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica.

Esso è lo strumento ufficiale della Diocesi e sua espressione originale, per la promozione e il coordinamento delle iniziative caritative e assistenziali.

Sua funzione essenziale è quella di animare le comunità ecclesiali al senso di carità verso le persone e le comunità in situazioni di difficoltà e di fragilità, mediante «una speciale attenzione per la persona che è nel bisogno e svolgere, altresì, una preziosa funzione pedagogica nella comunità cristiana, favorendo l’educazione alla condivisione, al rispetto e all’amore secondo la logica del Vangelo di Cristo», traducendo la carità in interventi concreti. Nella sua funzione caritativa però cercherà sempre di «evitare il rischio di dissolversi nella comune organizzazione assistenziale, divenendone una semplice variante»21.

In sintesi, il Servizio Ausiliare Caritas Diocesana ha la funzione di esprimere la carità nelle seguenti forme specifiche:

• Formazione ed educazione (formare/educare). Formare alla vita nuova nello Spirito e a ricercare il carisma più grande della carità; educare a vivere una fede che porti frutti nella carità, attraverso l’esercizio concreto e perseverante della condivisione e della solidarietà;

• Promozione e collaborazione (promuovere/ collaborare). La promozione si esplicita in un triplice ambito: carità, promozione umana, mondialità. La collaborazione è ad ampio raggio con tutte le istituzioni del territorio, soprattutto con le associazioni di volontariato che intervengono concretamente in risposta ai bisogni del territorio e, ovviamente, con gli altri Servizi Pastorali.
Il Servizio Caritas promuove inoltre incontri e iniziative diocesane, allo scopo di formare e incentivare al servizio caritativo.

• Ascolto e osservazione (osservare/ascoltare). Il Servizio Caritas pone attenzione alle fragilità, povertà e bisogni del territorio diocesano, mettendosi in ascolto e osservando. Tra le povertà particolari, in collaborazione con i Servizi pastorali preposti, attenziona le fragilità matrimoniali, gli abusi ai minori, le vulnerabilità, le condizioni di dipendenza patologica, il fenomeno migratorio e dello spopolamento.

• Intervento e cura (intervenire/prevenire/curare). Anzitutto il Servizio Caritas si adopera per prevenire le situazioni di povertà. Qualora questo non fosse possibile interviene per prendersi carico e cura di tutte le situazioni che necessitano di intervento concreto. Il Servizio in tal senso agisce mediante i progetti diocesani e favorendo l’accesso al microcredito.

Art. 2 – Compiti e finalità specifiche

Al Servizio Ausiliare Caritas Diocesana vengono affidati alcuni compiti di natura pastorale e pedagogica, all’interno del cammino unitario e sinodale della Chiesa cefaludense.

Esso è organizzato in tre Diaconie, coordinate da tre diaconi, attraverso le quali esprime nei territori di pertinenza riguardanti i tre Settori pastorali della Diocesi – “Tirreno”, “Alte Madonie” e “Valle del Torto” – la sua presenza e la sua azione concreta in riferimento alla promozione della carità, alla promozione umana e alla promozione territoriale.

Le tre Diaconie, con sedi rispettivamente a Cefalù, a Blufi e Aliminusa, hanno funzione di centri di ascolto e luoghi di accoglienza. Inoltre sono chiamate a intervenire concretamente in risposta ai bisogni del territorio. Al fine di attenzionare le fragilità e i bisogni di tutto il territorio diocesano e per rispondere, per quanto possibile, a tutte le istanze sociali, economiche e culturali provenienti da esso, è stato costituito l’Osservatorio delle povertà con sede a Cefalù.

In particolare il Servizio Ausiliare Caritas Diocesana si propone di:

a. approfondire le motivazioni teologiche della diaconia della carità, alla luce della Sacra Scrittura, la Tradizione e il Magistero ecclesiale, con una particolare attenzione ai segni dei tempi e alle istanze provenienti dal territorio, soprattutto ai bisogni e alle povertà del nostro tempo;

b. collaborare, in pieno stile sinodale, con i gli altri Servizi Pastorali al fine di concretizzare gli orientamenti e di formare a vivere una fede che porti frutti nella carità, attraverso le opere e la condivisione;

c. promuovere nella Diocesi, nelle parrocchie e nei gruppi, l’animazione del senso della carità verso le persone e le comunità in situazioni di difficoltà, e del dovere di tradurlo in interventi concreti con carattere promozionale e ove possibile preventivo;

d. promuovere e coordinare l’animazione e i servizi nei tre ambiti della Promozione Caritas (servizio di ascolto e formazione), della Promozione Umana (rapporto con il territorio e condivisione) e della Promozione Mondialità (cooperazione, accompagnamento, volontariato);

e. promuovere e sostenere le Caritas parrocchiali e interparrocchiali per l’animazione della carità;

f. promuovere la testimonianza evangelica della carità sul territorio attraverso l’ascolto, il discernimento, l’attenzione ai bisogni del territorio, l’attivazione intelligente di gesti concreti di aiuto e la messa in opera di segni della carità ecclesiale;

g. coordinare le iniziative e le opere caritative e assistenziali di ispirazione cristiana;

h. organizzare in collaborazione con la Caritas Italiana e coordinare a livello diocesano interventi di emergenza in caso di pubbliche calamità;

i. in collaborazione con altri organismi di ispirazione cristiana:

• realizzare studi e ricerche sui bisogni presenti nella comunità diocesana per aiutare a scoprire le cause, per preparare piani di intervento sia curativo che preventivo, nel quadro della programmazione pastorale integrata e unitaria, e per stimolare l’azione delle istituzioni civili e una adeguata legislazione;

• promuovere il volontariato, il servizio civile e altre forme di servizio all’uomo e di cittadinanza attiva, favorendo la formazione degli operatori pastorali della carità e del personale di ispirazione cristiana, sia professionale che volontario, impegnato nei servizi sociali, sia pubblici che privati, e nelle attività di promozione umana;

• contribuire allo sviluppo umano e sociale dei paesi del Terzo Mondo con la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, con prestazione di servizi, con aiuti economici, anche coordinando le iniziative dei vari gruppi e movimenti di ispirazione cristiana;

• concretizzare progetti avvalendosi della stretta collaborazione della “Fondazione Laboratorio della Speranza” e della “Società cooperativa sociale Il Segno”.

Entrambi gli enti, operando nel territorio diocesano, hanno come scopo il perseguimento, senza scopo di lucro, dell’interesse generale della comunità, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità comune, per promuovere la crescita in ambito umano, sociale, culturale ed economico, al fine di contrastare il fenomeno dello spopolamento in atto e di favorire l’integrazione sociale dei cittadini.

Art. 3 – Collaborazioni pastorali

Il Servizio Ausiliare Caritas Diocesana, di cui il Vescovo è il naturale presidente, agisce in unione con il Servizio Pastorale Liturgia, con il Servizio Pastorale Annuncio e con il Servizio Pastorale Vocazioni, in spirito di autentica sinodalità, per la formazione e l’attuazione dei programmi di pastorale integrata e unitaria. In particolare è chiamato a collaborare strettamente con i Servizi inerenti la Promozione Umana, e più specificatamente con i Servizi: Sociale e Lavoro, Cooperazione Missionaria tra le Chiese e Migrantes, Salute.

Opera in collaborazione con il Progetto Policoro, con il Servizio Diocesano per la Tutela dei Minori, con il Servizio Ausiliare Fragilità Matrimoniali e, infine, con Sovvenire. Inoltre svolge il suo compito in stretta collaborazione con la “Fondazione Laboratorio della Speranza” e con la “Cooperativa sociale Il Segno”, per il perseguimento delle finalità descritte nel precedente articolo.

In conformità al cammino sinodale e all’attuazione di una pastorale integrata, il Direttore del Servizio Ausiliare Caritas Diocesana fa parte del Consiglio pastorale diocesano.

Art. 4 – Organismi del Servizio Ausiliare Caritas Diocesana

Gli organismi per l’espletamento dei fini specifici del Servizio Ausiliare Caritas Diocesana di cui all’articolo 2 sono:

– Il Vescovo
– Il Direttore
– La Giunta Direttiva
– Il Consiglio Direttivo

Art. 5 – Il Vescovo

Il Vescovo, in qualità di naturale presidente del Servizio Ausiliare Caritas Diocesana, nomina il Consiglio Direttivo, la Giunta Direttiva e il Direttore. Esso ha il primario compito di offrire ogni anno gli orientamenti pastorali e operativi, conformemente alle indicazioni pastorali diocesane.

 Definisce, inoltre, i criteri di discernimento per le scelte da porre in essere attraverso l’azione concreta. Infine approva la programmazione annuale proposta dal Consiglio Direttivo.

Art. 6 – Il Direttore

Il Direttore, nominato dal Vescovo, dirige l’attività ordinaria del Servizio Ausiliare Caritas Diocesana a norma dello Statuto. Il Vescovo nomina il Direttore prevalentemente e preferibilmente tra i diaconi, a motivo delle ragioni teologiche e pastorali esposte nella precedente premessa. Tuttavia può nominarlo tra i presbiteri, i religiosi e le religiose e i fedeli laici con provata sensibilità nella pedagogia della carità e con vivo senso di appartenenza ecclesiale.

Il Direttore, coadiuvato dai referenti delle tre Diaconie, di cui all’art. 2, e dalla Giunta Direttiva, coinvolti in forme articolate di corresponsabilità e sempre in raccordo con il Vescovo, ha il compito di:

a. rappresentare il Servizio Ausiliare Caritas Diocesana;

b. convocare e presiedere le riunioni del Consiglio Direttivo;
c. procedere, con la collaborazione della Giunta Direttiva, alla stesura della programmazione annuale da
sottoporre all’approvazione del Vescovo;
d. promuovere e coordinare tutta l’attività con la collaborazione della Giunta Direttiva;
e. promuovere una diffusa ministerialità caritativa;
f. curare i rapporti con il territorio e le istituzioni;
g. coordinare i vari ambiti di servizio per l’attuazione del programma annuale;
h. predisporre con il Tesoriere i bilanci e autorizzare singole spese.

Art. 7 – La Giunta Direttiva

La Giunta Direttiva del Servizio Ausiliare Caritas Diocesana ha lo scopo primario di coadiuvare, in stretta collaborazione, il Direttore e, insieme a esso, ha il compito di approfondire gli argomenti in ordine alla comprensione del servizio caritativo e di verificare le scelte pastorali ed educative, offrendo apporti utili per il cammino sinodale e per una pastorale unitaria e integrata della Chiesa Cefaludense.

Fanno parte della Giunta Direttiva: i tre diaconi referenti delle Diaconie, “Tirreno”, “Alte Madonie” e “Valle del Torto”; il Segretario, il quale ha la funzione specifica della progettazione, il Tesoriere, e da tutte le figure che, approvate dal Vescovo su proposta del Consiglio Direttivo, possedendo competenze specifiche potranno assumere l’impegno di attuare e portare avanti i diversi progetti.

Art. 8 – Il Consiglio Direttivo

Il Consiglio Direttivo del Servizio Ausiliare Caritas Diocesana ha il precipuo ruolo di operare un discernimento ecclesiale alla luce dello Spirito e in ascolto della parola di Dio e dei poveri, in linea con gli orientamenti pastorali del Vescovo. I membri del Consiglio hanno poi l’incombenza di essere attivi promotori degli incontri e delle iniziative del Servizio Caritas e di essere disponibili a partecipare ai momenti di formazione regionali e nazionali. Il Consiglio Direttivo è costituito dai membri della Giunta Direttiva, dal Provicario Generale, da due Sacerdoti designati dal Consiglio Presbiterale, da due Religiosi/e designati/e, e da due Laici designati dal Consiglio Pastorale Diocesano. Essi vengono scelti tra persone dotate di particolare competenza, sensibilità ed esperienza nei vari settori operativi della pastorale della carità e vengono nominati dal Vescovo.

Nel Consiglio Direttivo possono anche essere cooptati rappresentanti di altri organismi pastorali ed ecclesiali: in particolare rappresentanti del Servizio Pastorale Sociale e Lavoro, del Servizio Pastorale Cooperazione Missionaria tra le Chiese e Migrantes, del Servizio Pastorale Salute, del Servizio Pastorale per la Tutela dei Minori, del Servizio Ausiliare Fragilità Matrimoniali, di Sovvenire. Inoltre, sono membri del Consiglio Direttivo due rappresentanti che fanno parte della Fondazione “Laboratorio della Speranza” e della Cooperativa “Il Segno”.

Al Consiglio Direttivo si possono altresì aggiungere, su decisione del Vescovo, altri membri che possono essere individuati per particolare sensibilità e competenza spirituale, pastorale, teologica, sociale.

Art. 9 – Compiti del Consiglio Direttivo

Il Consiglio Direttivo ha i seguenti compiti:

a. Approvare i programmi di attività e verificarne l’attuazione;
b. Approvare i bilanci;
c. Esaminare e approvare le nuove iniziative di carità che il Servizio Ausiliare Caritas Diocesana intende promuovere mediante la collaborazione della “Fondazione Laboratorio della Speranza” e della “Società cooperativa sociale Il Segno”;

d. Verificare la validità pastorale delle opere già esistenti collegate con il Servizio Ausiliare Caritas Diocesana e gestite da altri enti, come la suddetta Fondazione e Società cooperativa.

Il tutto viene sottoposto alla superiore approvazione del Vescovo.

Art. 10 – Il Coordinamento delle iniziative di volontariato e delle opere caritative e assistenziali

Il Servizio Ausiliare Caritas Diocesana ha il compito – a esso affidato dal Vescovo – di coordinare le iniziative di volontariato e le opere di carità e di assistenza della Diocesi.

A tale scopo convoca, almeno una volta l’anno, la Consulta costituita dai rappresentanti di tutti gli organismi di volontariato di ispirazione cristiana e delle istituzioni caritative e assistenziali della Diocesi.

La Consulta ha lo scopo non solo di realizzare il coordinamento delle iniziative e delle opere, ma anche di facilitare la formazione e l’aggiornamento del loro personale e di collaborare al perfezionamento e all’aggiornamento delle istituzioni.

Art. 11 – Il Servizio Ausiliare Caritas Diocesana non gestisce opere segno permanenti

Il Servizio Ausiliare Caritas Diocesana non gestisce, naturalmente, opere permanenti, ma può promuoverne la progettazione e l’istituzione, lasciandone la gestione alla “Fondazione Laboratorio della Speranza” e alla “Società cooperativa sociale Il Segno”, con proprie responsabilità amministrative e strettamente collegate con il Servizio Caritas, con il quale vi è rapporto di collaborazione. Il Servizio Ausiliare Caritas Diocesana assiste queste opere e dà ad esse sostegno, affinché siano significative, efficaci, esemplari.

Art. 12 – La progettazione sociale

Il Servizio Ausiliare Caritas Diocesana ha lo scopo di promuovere, singolarmente o con altri enti, ma soprattutto con la “Fondazione Laboratorio della Speranza”, progetti sociali nei diversi ambiti della vita, attenzionando il campo relativo all’emarginazione, alla mondialità, all’impegno per la giustizia, la pace, la solidarietà, l’integrazione e in particolare, per contrastare la disoccupazione giovanile e il conseguente spopolamento del territorio.

A tal fine, promuove l’attuazione dei progetti affidandoli principalmente alla “Società cooperativa sociale Il Segno” o, eventualmente ad altre Fondazioni o cooperative sociali, associazioni di volontariato ed educative che sono collegate al Servizio Caritas e con cui saranno stipulati degli appositi protocolli di intesa.

Art. 13 – Mezzi economici

Il Servizio Ausiliare Caritas Diocesana trae i mezzi economici per il raggiungimento dei fini statutari:

a. dal fondo “otto per mille” destinato agli interventi caritativi;
b. dalle offerte raccolte nelle forme che risulteranno più opportune;
c. dalle raccolte straordinarie in occasione di pubbliche calamità;
d. da eventuali donazioni e oblazioni di enti e persone.

Sarà reso conto pubblicamente del denaro ricevuto e dal suo impiego.

Il Servizio Ausiliare Caritas Diocesana ha una sua cassa e un bilancio distinto da quello degli altri Centri e Servizi Diocesani. In conformità al can. 1267 par. 3 del Codice di Diritto Canonico, le offerte ricevute per un determinato fine non possono essere che impiegate a quel fine. Il Servizio Caritas tuttavia costituisce un limitato fondo di riserva con le offerte ad essa affidate, per interventi in casi di particolare emergenza.

Art. 14 – Rapporti con la Caritas Italiana

Il Servizio Ausiliare Caritas Diocesana è un organismo pastorale, espressione originale della Chiesa locale. Esso, subordinatamente agli indirizzi e ai programmi pastorali della Diocesi, opera in armonia con gli indirizzi generali della Caritas Italiana e in spirito di comunione e di collaborazione con le altre Caritas diocesane. Gli interventi di emergenza nazionale e internazionale sono coordinati dalla Caritas Italiana.

Art. 15 – Rapporti con le istituzioni civili del territorio

Il Servizio Ausiliare Caritas Diocesana mantiene rapporti con tutte le strutture civili preposte ad attività assistenziali, in atteggiamento di collaborazione e di servizio.

Art. 16 – Rapporti con il Delegato regionale

Il Direttore del Servizio Ausiliare Caritas Diocesana:

– partecipa alle riunioni indette dal Delegato regionale;

– tiene i collegamenti e collabora con il Delegato regionale e con le Caritas diocesane della regione, per la realizzazione delle delibere e degli indirizzi della Conferenza Episcopale Siciliana, con particolare attenzione ai problemi del territorio.

Art. 17 – Durata delle cariche

Tutte le cariche hanno durata di un quinquennio e posso essere riconfermate per il quinquennio successivo.

Art. 18 – Estinzione del Servizio Ausiliare Caritas Diocesana

L’estinzione del Servizio Ausiliare Caritas Diocesana potrà essere deliberata dal Vescovo, il quale disporrà
anche per la devoluzione dei beni ad attività assistenziali diocesane.

1 Francesco, Evangelii gaudium. Esortazione apostolica sull’annuncio del Vangelo nel mondo attuale, Roma, 24 novembre 2013, 95.
2 Francesco, Evangelii gaudium, 41.
3 Benedetto XVI, Deus caritas est. Lettera enciclica sull’amore cristiano, Roma, 25 dicembre 2005, 19.
4 Francesco, Evangelii gaudium, 20.
5 Cf. Francesco, Evangelii gaudium, 270.
6 Benedetto XVI, Deus caritas est. Lettera enciclica sull’amore cristiano, Roma, 25 dicembre 2005, 29.
7 Francesco, Evangelii gaudium. Esortazione apostolica sull’annuncio del Vangelo nel mondo attuale, Roma, 24 novembre 2013, 48.
8 Benedetto XVI, Deus caritas est, 19.
9 Francesco, Evangelii gaudium, Esortazione apostolica sull’annuncio del Vangelo nel mondo attuale, Roma, 24 novembre 2013, 179.
10 Francesco, Evangelii gaudium, Esortazione apostolica sull’annuncio del Vangelo nel mondo attuale, Roma, 24 novembre 2013, 67.
11 Benedetto XVI, Deus caritas est. Lettera enciclica sull’amore cristiano, Roma, 25 dicembre 2005, 28.
12 Benedetto XVI, Deus caritas est, 28.
13 Francesco, Evangelii gaudium, 67.
14 Benedetto XVI, Deus caritas est, 32.
15 Cf. Benedetto XVI, Deus caritas est, 25.
16 Cf. Conferenza Episcopale Italiana, I diaconi permanenti nella Chiesa in Italia, Orientamenti e norme, Roma, 1 giugno 1993, 7.
17 Congregazione per il Clero, Direttorio per il ministero e la vita dei diaconi permanenti, Roma, 22 febbraio 1998, 38.
18 Cf. Costituzione dogmatica sulla Chiesa del Concilio Vaticano II, Lumen gentium, 29.
19 Cf. Conferenza Episcopale Italiana, I diaconi permanenti nella Chiesa in Italia, Orientamenti e norme, Roma, 1 giugno 1993, 37.
20 Congregazione per il Clero, Direttorio per il ministero e la vita dei diaconi permanenti, Roma, 22 febbraio 1998, 37.
21 Benedetto XVI, Intima natura Ecclesiae, Lettera Apostolica in forma di Motu proprio “sul servizio della carità”